mercoledì 28 settembre 2011

L'inespugnabile castello di Verrès

La Val d'Aosta ha avuto una storia feudale particolarmente intensa, lo testimoniano le numerose fortificazioni, come Cly a Saint-Denis, Châtel-Argent a Villeneuve, Graines a Brusson, e le fortezze militari come Verrès e Bard, oltre a dimore nobili e torri, disseminate per tutto il territorio. Secondo il sito Icastelli.it sono ben 105 le strutture classificate in Val d'Aosta come castelli, torri e case forti, Personalmente ne ho visitato uno solo, quello di Verrès, che sorge presso Château, poco dopo di Pont St. Martin, la "porta" sud di accesso a tutta la regione.

Non lontano dalla più nota fortezza di Bard, il castello di Verrès venne ripristinato nel corso del 1300 da Ibleto, o Ebalo, di Challant, e nei secoli seguenti fu oggetto di numerose dispute ereditarie, perché Francesco, l'ultimo erede maschio dei Challant, ebbe solo due figlie: Margherita e Caterina, che secondo la legge non potevano possedere nulla. Caterina, tentò di avere la meglio su un cugino, cercando il sostegno tra la gente comune che abitava il borgo. Si narra infatti che nel 1449 Caterina scese in piazza a ballare con il marito Pietro, episodio che ancora oggi è ricordato durante il carnevale storico di Verrès, anche se purtroppo alla morte del marito dovette arrendersi.

Dal punto di vista architettonico, esternamente il castello è un monoblocco quadrato, con pochissimi spiragli, che dichiarano la sua funzione principale di fortezza, nonostante fosse utilizzato anche come residenza. L'ingresso al castello costa pochi euro, e non c'è altro modo di entrare che facendosi accompagnare da uno dei custodi. All'inizio del percorso il nostro accompagnatore ha messo subito in chiaro di non essere una guida turistica, bensì un semplice impiegato. Nonostante apparisse un po' burbero, devo ammettere che è stato bravo, perché non si è limitato ad accompagnarci, ma anzi, ha raccontato moltissimi aneddoti sulla storia del castello. Internamente Verrès è completamente spoglio, ovvero dopo la recente ristrutturazione non è stato arredato in alcun modo, eppure questa crudezza ne mette ancora più in evidenza la sua vera natura si struttura difensiva. Tutto sommato, apprezzo di più una scelta del genere piuttosto che le finte ricostruzioni dei musei con tanto di manichini, purché ci sia una guida che spieghi il perché delle cose e faccia rivivere l'atmosfera dell'epoca.

Dopo una salita piuttosto ripida per giungere all'ingresso, già dalla prima grande "hall" si capisce che gli abitanti del castello non gradivano le visite. Nei primi piani soggiornavano infatti i militari, addetti alla vigilanza dei signori di Challant, e se l'ospite era un nemico poteva essere eliminato facilmente, perché le stanze circostanti fungevano da punti di osservazione privilegiati per tendere un agguato, e inoltre la volta soffitto nasconde una botola da cui era possibile bersagliare gli sventurati visitatori senza lasciar loro alcuno scampo.

La scala centrale è anch'essa quadrata, e senza ringhiera, cosa che era utile ai soldati per far precipitare eventuali aggressori, ma, dal momento che soffro di vertigini, non ho potuto fare a meno di pensare alle persone che ogni giorno dovevano spostarsi da un piano all'altro rischiando la vita. Nel piano intermedio sorgevano la grande sala da pranzo e una cucina, entrambe dotate di camini giganti e nicchie ricavate nel muro, che fungevano da frigorifero. I camini sono davvero splendidi, e immagino che un fuoco così grande potesse riscaldare anche le stanze superiori, riservate ai signori. Mentre per i militari e per i servi non era previsto nessun riscaldamento, i signori avevano invece ogni comodità, compreso un gabinetto personale nelle stanze da letto, di pietra certo, ma pur sempre un lusso per i tempi.

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